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Balza Forata, Prato del Conte e Muracci (sentieri CAI n.201 e n.202) (Comune di Piobbico)


BALZA FORATA, PRATO DEL CONTE E MURACCI (sentieri CAI n. 201 e n. 202) (Comune di Piobbico)

Tempo di percorrenza: h 6.00 (percorso ad anello)
Lunghezza: 14 km
Difficoltà: EE
Ultima verifica dell'itinerario: 2023

Il percorso risale la Val d’Abisso e la valle dell’Infernaccio: una è la prosecuzione dell’altra e si affacciano impervie nel versante nord del Monte Nerone, a picco sull’abitato di Piobbico, sviluppando un dislivello di quasi 1000 metri, dai 350 ai 1300. Il Fosso Val d’Abisso che ne raccoglie le acque è un affluente di destra del fiume Candigliano.

Provenendo da Acqualagna, duecento metri dopo il cartello di Piobbico, all’altezza di una casa sulla strada, sulla sinistra sale uno stradino indicato da una freccia turistica con scritto Santa Maria in Val d’Abisso. Saliti fino alla chiesa si trova un ampio parcheggio.

Il prato su cui si muovono i primi passi è poco sopra la chiesa e permette di vedere in lontananza quasi tutta l’ascesa che ci aspetta. Dal prato si ridiscende a destra per inforcare il sentiero storico che ci porta subito ad una delle chicche del percorso: il Mulinaccio. Sono i resti di un mulino realizzato ai tempi dei conti Brancaleoni e poi rimasto attivo fino ad un secolo fa. L’attraversamento del torrente richiede attenzione, perché siamo all’inizio e non è il caso di bagnarsi. La traccia è sottile e in questo primo tratto ginestre e altri arbusti tendono a richiuderla. Attenzione al bivio: è il punto in cui si chiuderà l’anello. Ora andiamo a sinistra. Superato un piccolo dosso si ridiscende nel fosso che va guadato di nuovo con le stesse raccomandazioni. Poi un tornante a ridosso di un boschetto di cipressi ed ecco che inizia davvero il primo pezzo di salita. Si alternano tratti su cengia ad altri nei ghiaioni e altri ancora nel fitto del bosco. Il sentiero rimane sempre stretto e la pendenza tende ad aumentare soprattutto nelle vicinanze della prima tappa alle “cave di Travertino”, dove si arriva dopo aver disceso un gradone di roccia in cui serve aiutarsi con gli alberi e dopo aver superato per la terza volta il torrente. Ci accoglie uno spiazzo: ora non ci si fa caso ma questo luogo rappresenta il più grave attentano a questo monte, per fortuna sventato. Da qui cavarono le pietre per il castello di Piobbico e, pare, anche per il Palazzo Ducale di Urbino, ma il vero grande rischio è stato negli anni ’80 quando un progetto prevedeva di fare qui una grande cava che avrebbe distrutto tutto ciò che ora ammiriamo. Il sentiero sul quale riprendiamo a salire ricalca lo stradello di servizio che disegnava il primo perimetro dell’area in cui cominciare a far brillare mine e grattare via il pregiato calcare. I tornanti ci fanno prendere quota senza particolare fatica, poi si ritorna a fare sul serio: c’è un ruscello che scorre ripido e va oltrepassato con la corda o salendo qualche metro in più dove non c’è rischio di scivolare. Poi il sentiero scende stretto fino al fosso e per attraversarlo bisogna calarsi più possibile e poi passare oltre agilmente. Sul lato opposto il muretto costruito per il gabbiotto dell’acquedotto ci aiuta a spostarci lateralmente e arrivare ad una cengia che richiede fermezza e concentrazione, anche per poter osservare, con cautela, la cascata che rumoreggia lì sotto. Ora il sentiero addirittura scende ma è per poco, dopo di che di nuovo salita per rientrare nel bosco con il primo di tanti passaggi sotto roccia. Ancora un piccolo lastricato di rocce e si prosegue sempre in salita, sempre su una traccia poco definita ma ben intuibile. Quando ci si ritrova fuori dalle chiome degli alberi siamo nei pressi della Balza Forata: salendo un po’ inizieremo a vedere il Foro della Madonna. Per arrivarci il sentiero taglia alla sua altezza, e poi occorre deviare e passare piegati sotto la volta rocciosa. Per proseguire si torna sul sentiero, si sale tra gradini e gradoni naturali e al bivio si tiene la destra, direzione Rifugio Corsini. Ancora tanto bosco e tante rampe ripide che si alternano a passaggi meno duri, stando spesso sotto le pareti di roccia tra cui quella in cui si trova l’ingresso della Grotta dei 5 Laghi. Al limitare alto della vallata troviamo un bosco più maturo, divenuto quasi faggeta, poi l’ultimo guado del torrente e una bellissima cengia alla sommità di un piccolo circo glaciale. Nello spazio di pochi metri si passa dai dirupi ai prati: siamo poco sotto il Rifugio Corsini, al margine del grande Prato del Conte. Se non vogliamo arrivare al rifugio la nostra discesa inizia da qui. Possiamo tra poco deviare per la Grotta dei Prosciutti altrimenti la discesa è continua, per buona parte sui prati, se si esclude un po’ di bosco nelle vicinanze del Passo della Madonna e poco prima dei Muracci. Proprio dai Muracci il sentiero devia a destra per immettersi più in basso sulla strada di breccia su cui camminiamo per una ventina di minuti e poi all’esterno di un tornante, a destra, si inforca il sentiero che ci riporta nella Val d’Abisso e ci fa chiudere l’anello.


Dettaglio scheda
  • Data di redazione: 22.01.2024
    Ultima modifica: 22.01.2024

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