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Itinerario C: Novilara-Candelara-S. Maria dell'Arzilla


L'itinerario comincia dal borgo di Novilara, ubicato nell'entroterra pesarese, per giungere all'antico castello fortificato della vicina Candelareserciti e bande armate. Nel 1176 vi si rifugiò anche Federico Barbarossa, dopo la sconfitta di Legnano. Candelara, come Novilara, mantiene ancora intatta la struttura d'antico borgo con il suo sistema difensivo.

Lungo tale percorso si snodano una serie di ritrovamenti, più che altro sporadici e frammentari, ma sicuramente testimonianza dell'esistenza d'antichi abitati. Le colline che dominano il paesaggio di Candelara sono sedi di grandi ville signorili (come a Novilara), costruite per lo più nel '700, come splendidi rifugi di pace e salubrità; tra di esse ricordiamo Villa Mantoni (ora Bertozzioni) posta di fronte all'ingresso del castello, Villa Almerici situata in località Gambarello alle porte di Candelara (attuale proprietaria dell'intera tenuta è la fondazione Berloni, originariamente apparteneva alla famiglia Almerici). Villa Almerici ha però perduto tutte le caratteristiche del "vivere in villa" basate su un edificio isolato, per lo più sui lembi collinari, in stretto legame con il proprio parco o giardino. Ormai è completamente assorbita da S. Maria delle Fabbrecce ed in più il tutto è andato peggiorando con la costruzione della linea ferroviaria, che ha interrotto il rapporto villa-giardino.

Tra le altre ricordiamo Palazzina Sarti, ubicata lungo la strada comunale di S. Rocco, diretta verso la valle dell'Arzilla; apparteneva alla famiglia di giuristi, i Sarti, ma da oltre un ventennio appartiene ad un noto antiquario e restauratore pesarese, il signor Guido Spinaci, il quale ha provveduto ad arredarla con mobili d'epoca di pregevole fattura, unici elementi riecheggianti, oggi, l'antica signorilità della casa. Casa Angelotti che sorgeva presso un importante quadrivio formato dalla strada principale diretta al castello e da due diverticoli; la casa venne costruita tra il 1815 e il 1855 da un residente, il signor Giovanni Turchi. Villa Boschini situata in un'ampia zona a nord-ovest di Candelara, verso la vallata del Trebbio, in posizione leggermente sopraelevata rispetto al piano stradale, la villa, il cui ingresso guarda a sud verso la vallata del Trebbio, così come la facciata principale è immersa completamente nel verde. L'originario insediamento venne, tra il 1879 e il 1882, trasformato lasciando spazio ad un'unica struttura nata dall'ampliamento di uno dei quattro edifici preesistenti. Ritornando al nostro itinerario, poco dopo la località Rondello, svoltando a destra, s'arriva alla Pieve di S. Stefano. E' posta anch'essa (come la Pieve di S. Michele Arcangelo a Novilara) fuori dal castello, sulla sommità di un colle. E' di stile romano-gotico, ha un'insolita pianta a croce greca, è nata tra il VII e l'VIII sec. a. C. ed è dedicata a S. Stefano.

Di grande interesse, oltre alla Pieve, sono le altre chiese, disseminate a Candelara e nei dintorni, tra cui la chiesa di San Francesco e di Santa Lucia (ubicate entro il castello di Candelara).

Anche Candelara, come Novilara, ha mantenuto intatte, come già detto, le strutture difensive di quello che un tempo era il castello e il borgo fortificato. Da Candelara l'itinerario prosegue risalendo per Rondello, per poi ridiscendere alla volta di S. Maria dell'Arzilla. Lungo il percorso s'ammira l'antico lavatoio e più avanti, al quadrivio, la celletta. Da qui, proseguendo dritto in direzione Arzilla, sorpassato il ponte romano, sotto cui scorre il torrente Arzilla, s'arriva alla chiesa del paese (ubicata lungo la strada). La chiesa, edificata nel 1420, è di stile tardogotico, a pianta rettangolare, con la facciata a capanna recante un piccolo rosone a vetri colorati, l'interno è ad unica navata.

Essa è importante perché costituiva un punto strategico per la viabilità antica, fra Candelara e S. Maria di Scotaneto (ove sorgeva il convento del Beato Sante); cioè un transito obbligato per tutti coloro che dalla media valle del Metauro volevano recarsi a Pesaro e viceversa. Proseguendo dopo la chiesa, posto sulla destra della via, sito sull'argine del torrente Arzilla, s'incontra il mulino, ancora funzionante, del Signor Bellucci.


Dettaglio scheda
  • Data di redazione: 12.10.2004
    Ultima modifica: 18.12.2004

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