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Pesci del bacino del Metauro e delle acque dell'Adriati...

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Glossario sui Pesci

Metodo di studio e come leggere le schede dei Pesci


Il periodo del presente studio va dal 1979 al 2014, anche se si è tenuto conto di segnalazioni precedenti.

La zona di studio comprende le acque interne comprese nel bacino del Metauro e le acque marine antistanti la Provincia di Pesaro e Urbino comprese nell'Alto Adriatico.

Riferendoci alla rete idrica del Metauro, possiamo distinguere un basso corso (da 0 a 80 m s.l.m.), dalla foce agli affluenti Rio Puto e T. Tarugo; un medio corso (da 80 a 300-350 m), dagli affluenti Rio Puto e T. Tarugo alla linea Cagli - S. Angelo in Vado; un alto corso (da 300-350 m a circa 1000 m), dalla linea Cagli - S. Angelo in Vado sino allo spartiacque appenninico.

Il tratto di Alto Adriatico antistante la Provincia di Pesaro e Urbino ha una lunghezza di circa 41 km e un'ampiezza di 65 km (corrispondenti a circa 35 miglia) (1), con profondità massima di 66 m.
Da un punto di vista biogeografico, in base alla suddivisione dei mari italiani in 9 aree adottata per compilare la checklist della Società Italiana di Biologia Marina del 2006 (www.sibm.it), la zona di studio è compresa nell’area biogeografica dell’Alto Adriatico, ossia il tratto di mare tra il limite Nord del bacino e la linea congiungente il promontorio del Conero con l’Istria. E’ situata in adiacenza dell’area biogeografica del Medio Adriatico.
In questa zona i fondali (suddivisi per piani in base alla profondità ed associati alle rispettive biocenosi) sono:

piani mesolitorale (o intertidale) e infralitorale (2)
- fondale roccioso costituito da rocce, massi e lembi di fondo sabbioso lungo gli 11 km della costa alta del S. Bartolo (da Pesaro a Gabicce) ampio 20-70 m; moli e scogliere frangiflutti presso riva lungo il resto della costa, con le biocenosi delle Rocce Mediolitorali e delle Alghe Fotofile. Vanno da 0 a 3-5 m di profondità;
-fondi mobili costieri:
fondali sabbioso, sabbioso-fangoso e fangoso molto sabbioso costieri (sabbie litorali, sabbie pelitiche e peliti molto sabbiose) (3), con le zoocenosi a Venus gallina e Venus gallina + Owenia fusiformis (SCACCINI 1967). Vanno dalla riva a 1-1,5 miglia dalla costa e da 0 a 10-12 m di profondità; fondale fangoso-sabbioso con acqua più o meno salmastra alla foce dei corsi d’acqua (Arzilla, Metauro e Cesano) e dei porti-canale di Gabicce mare (F. Tavollo), Pesaro (F. Foglia) e Fano (Vallato del Porto alimentato dal F. Metauro);
fondale fangoso-sabbioso costiero (peliti sabbiose), con le zoocenosi a Venus gallina e Venus gallina + Owenia fusiformis (SCACCINI 1967). Va da 1-1,5 a 4,5-7,5 miglia dalla costa e da 10-12 a 18-22 m di profondità.
In questi fondi mobili non sono presenti le praterie a Posidonia e Zostera, pur potendo queste piante fanerogame vivere nella fascia sino a 30 m circa di profondità.

piani infralitorale e circalitorale
- fondi mobili al largo: fondali fangoso e fangoso-sabbioso (peliti e peliti sabbiose), con la zoocenosi a Turritella communis (SCACCINI, 1967). Vanno da 4,5-7,5 a 15-16 miglia dalla costa e da 18-22 a 48-58 m di profondità.

piano circalitorale
- fondale sabbioso-fangoso (sabbie pelitiche “relitte”), con la zoocenosi a Tellina distorta (SCACCINI, 1967) e fondale fangoso molto sabbioso (peliti con molta sabbia), con la zoocenosi a Turritella communis (nella facies con esemplari morti quasi esclusivi) (SCACCINI, 1967) (4). Vanno da 15-16 a 35 miglia dalla costa e da 48-58 a 66 m di profondità. Queste due biocenosi occupano una vasta zona al centro dell’Adriatico: la biocenosi a Tellina si estende da Ravenna a Giulianova e quella a Turritella da Fano a Giulianova. In esse l’epifauna è abbondante e costituita in prevalenza da spugne, ascidie, attiniari e molluschi, con l’aggiunta dei detriti provenienti dagli organismi morti. Sono questi i cosiddetti "fondi sporchi” dei pescatori locali, dove la pesca a strascico è difficoltosa e per impedire l’intasamento delle reti si devono usare accorgimenti particolari.

- Acque libere sia al largo che presso costa, superficiali o profonde, non immediatamente prossime alla riva e al fondo (ambiente pelagico).

Per la nomenclatura delle specie ci siamo attenuti a RELINI e LANTERI, 2010 per gli Agnati, VACCHI e SERENA, 2010 per i Pesci cartilaginei, RELINI e LANTERI, 2010 per i Pesci ossei e a ZERUNIAN, 2004 per le specie delle acque interne.
I nomi commerciali sono stati tratti dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 14 gennaio 2005 “Denominazione in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, ai sensi del regolamento (CE) n.2065/2001 della Commissione del 22 ottobre 2001”. Per i nomi dialettali usati a Fano abbiamo consultato l’opera di SILVI e SIMONCELLI (2004).

Si ringrazia Andrea De Paoli per i dati forniti sulla distribuzione delle specie dulciacquicole; si ringraziano per l'aiuto fornito Corrado Piccinetti, Gabriella Manfrin, Gabriele Ercolessi, Marco Pinca, Giulia Tempestoso e Oscar Caprara del Laboratorio di Biologia Marina e Pesca di Fano; Glauco Busignani, Marco Cesaretti, Andrea De Paoli e Davide Mina, nell’ambito della ricerca su "La fauna marina costiera tra Emilia Romagna e Marche"; il Comandante della Capitaneria di Porto e la Sezione Pesca di Pesaro; la Società del Mare Adriatico di Fano (prodotti ittici).
Hanno fornito dati (citati come "comunicazione personale": com. pers.) Simone Ottorino Bai, Glauco Busignani, Giulio Carnaroli, Virgilio Dionisi, Andrea De Paoli, Marco Falcioni, Federico Fanesi, Alberto Ferretti, Lionello Gabucci, Antonio Gaudenzi, Leonardo Gubellini, Sergio Isabettini, Marco Maletti, Giovanni Mattioli, Roberto Moratti, Norberto Morotti, Roberto Para, Claudio Poli, Umberto Pupita, Giovanni Ricci, Luigi Ricci e Vittorio Romeo.

I pesci marini fotografati provengono in gran parte da pescherie fanesi. Il pescato che affluisce al locale Mercato ittico all'ingrosso proviene dai pescherecci che operano nell'Alto e Medio Adriatico, ma ciò non esclude provenienze anche da altri mari.

Una piccola parte dei dati raccolti sono stati archiviati su supporto informatico ("Banca dati dei Pesci di acqua dolce e salmastra dei bacini del F. Metauro e T. Arzilla - Raccolta di Pesci marini" - dati dal 1967 al 2006).

Come leggere le schede

Nelle schede sono riportati:
- il nome scientifico e gli eventuali sinonimi;
- il nome volgare, il nome dialettale fanese (5) e talora il nome locale usato nelle Marche;
- il nome commerciale (Decreto 14-1-2005 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali);
- la famiglia di appartenenza;
- i caratteri distintivi e la possibile confusione con specie simili. Per la lunghezza totale delle specie sono stati consultati TORTONESE, 1970 e 1975, FISCHER et al., 1987, ZERUNIAN, 2004 e LOUISY, 2006. Tra parentesi sono indicate le lunghezze massime eccezionali;
- note sulla biologia e gli habitat. Sono stati consultati FISCHER et al., 1987, FROESE e PAULY, 2008, LOUISY, 2006, TORTONESE, 1956, 1970 e 1975 e ZERUNIAN, 2004;
- la distribuzione nei mari italiani, desunta da RELINI e LANTERI, 2010 (Agnati), VACCHI e SERENA, 2010 (Pesci cartilaginei), RELINI e LANTERI, 2010 (Pesci ossei), da FROESE e PAULY, 2008 e da PATZNER, 2007;
- una valutazione di frequenza della specie nella zona di studio, anche se approssimata, usando questi termini: comune, poco frequente, rara;
- la distribuzione negli ambienti della zona di studio, suddivisi nelle seguenti tipologie semplificate:
fondale roccioso (fondale roccioso costiero con rocce e massi frammisti a lembi di fondo sabbioso; moli e scogliere frangiflutti presso riva)
fondi mobili costieri (fondali sabbioso, sabbioso-fangoso e fangoso molto sabbioso costieri, anche con acqua più o meno salmastra alla foce dei fiumi e nei porti-canale; fondale fangoso-sabbioso costiero)
fondi mobili situati al largo (fondali fangoso e fangoso-sabbioso)
fondali sabbioso-fangoso e fangoso molto sabbioso ricchi di epifauna situati al largo o "fondi sporchi"
acque libere al largo e presso costa (ambiente pelagico);
- dati provenienti da osservazioni inedite e dati bibliografici;
- dati riferiti a zone limitrofe a quella di studio;
- indicazioni sui metodi di pesca e sulla presenza delle specie nelle pescherie di Fano.

NOTE
(1) 1 miglio marino = 1852 m.
(2) Il piano sopralitorale (o zona emersa) è la zona di riva bagnata solo dagli spruzzi delle onde. Il piano mesolitorale (o mediolitorale, o intermareale, o intertidale, o zona litorale) è la zona tra la bassa e l'alta marea. Il piano infralitorale (o zona sommersa) è la zona sempre sommersa che si estende sino a 25-30 metri di profondità, limite di illuminazione al di là del quale non vivono le piante Fanerogame marine (Posidonia e altre). Il piano circalitorale (o zona di platea) si estende nella nostra zona di Adriatico da 30 a circa 65 metri (la maggiore profondità che si raggiunge nella parte centrale).
(3) Peliti: sedimenti a granulometria finissima, composti prevalentemente di minerali della famiglia delle argille. Al posto di questo termine, proprio della geologia, viene di solito usato quello più generico di fango.
(4) In SCACCINI e PICCINETTI 1967 tali sedimenti vengono indicati come sabbiosi fini e duri.
(5) Nel nome dialettale fanese la â si pronuncia come la fusione di un "ae", mentre la č è dolce (come in "cielo").


Dettaglio scheda
  • Data di redazione: 29.07.2004
    Ultima modifica: 13.02.2017

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