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LA CAMPAGNA NEL TERRITORIO DI FANO, di Virginio Fiocco e Massimo La Perna


Versione digitale dei testi: FIOCCO V., 1998 - Aspetti del paesaggio agrario di interesse storico ambientale e di LA PERNA M., 1998 - La protezione del paesaggio agrario. In: TOSI E. (a cura di) - La situazione ambientale del Comune di Fano. Ed. Associazione Naturalistica Argonauta, Fano.

Aspetti del paesaggio agrario di interesse storico ambientale

Le colline tra la Flaminia e il confine con Pesaro sono quelle che oggi presentano particolare ricchezza di elementi naturali, con corsi d'acqua e rigagnoli anche bordati di vegetazione arborea e arbustiva, siepi e alberature stradali, superstiti siepi che dividono gli appezzamenti poderali, macchie boscate. All'interno di questi segni che strutturano e disegnano il paesaggio si mantengono colture diversificate e promiscue, e inoltre vi sono alberate, vigneti, uliveti, alberi sparsi.

Queste colline, pertanto, risultano paesaggisticamente più interessanti di quelle ubicate alla destra del Metauro anche se nella zona di Caminate e Sant'Angelo non mancano i sopracitati segni strutturali, ma al loro interno il territorio si caratterizza per la prevalenza di colture seminative ed intensive che di fatto hanno privato questa zona degli elementi tipici del paesaggio marchigiano di derivazione mezzadrile.

Naturalmente le nuove forme di conduzione agraria su base aziendale, gli interessi della produzione, la forte riduzione di famiglie coloniche insediate nei fondi, l'abbandono dell'allevamento del bestiame nelle unità poderali, la totale scomparsa dell'allevamento del baco da seta hanno avuto un evidente riflesso sia sulla scomparsa dei mori-gelsi sia sul mantenimento del tradizionale sistema della coltura "a filoni" coi cereali e i filari di viti; così si è anche assottigliato il numero dei capanni e dei "pulari" costruiti in vegetale, nonché quello dei pagliai e dei "quadratini ad orto" sistemati, questi, presso le case coloniche per la produzione ortiva ad uso della famiglia.

Per quanto riguarda le abitazioni è frequente trovare il nuovo accanto al vecchio e persino il villino urbano, in piena campagna, con l'inserimento di alberi da giardino totalmente estranei all'ambiente. Nel settore orticolo è da notare che gran parte delle colture vengono ora attuate a pieno campo e stanno scomparendo gli appezzamenti ad orto, un tempo prossimi alla città.

La zona di Metaurilia, in origine vocata ad una intensiva coltura orticola, ha ora ridotto sensibilmente tale produzione anche perché parte dei terreni è adibita ad altri usi.

La protezione del paesaggio agrario

Nel 1967, anno di riferimento iniziale per tutte le analisi qui raccolte, era già largamente riconosciuto, almeno nel giro degli addetti ai lavori, il valore espressivo e documentale della città preindustriale, considerata nel suo insieme e non limitatamente a qualche monumento in essa contenuto; di conseguenza, era riconosciuta la necessità di una sua integrale conservazione, più o meno "museale". Un analogo riconoscimento per il paesaggio agrario era invece soltanto all'inizio della sua penetrazione nell'opinione pubblica, anche se qualcuno aveva cominciato a tentare di leggere, nelle forme materiali dell'utilizzazione agricola dei suoli, i valori e i contenuti delle culture dominanti alle varie epoche, ed anche se la "beatificazione" di qualunque scenario (agricolo, naturale o urbano) che fosse stato immortalato da descrizioni (letterarie o pittoriche) acquisite al patrimonio culturale non discutibile, era sempre stata quasi automatica.

Dal 1967, la penetrazione di quel riconoscimento nell'opinione pubblica deve essere stata ampia, se un'amministrazione regionale come quella delle Marche negli anni '80 in una sua legge (il Piano Paesistico Ambientale Regionale) ha dichiarato "categoria del patrimonio storico culturale", almeno alla pari con "zone archeologiche" ed altre bellezze rare, il paesaggio agrario ove permangano elementi e tracce dei modi tradizionali di coltivazione...ecc. cioè, a rigore, quasi ovunque, perfino in ambiti come quelli delle bonifiche padane o della riforma agraria degli anni '50, se nelle Marche fossero presenti.

Pertanto, le conseguenze di questi riconoscimenti, riferiti al territorio agricolo, sono un pò più impegnative ed ingombranti che non quando applicate alle città preindustriali: anche la più integralista conservazione di queste lascerebbe infatti la possibilità di realizzare altrove tessuti urbani più moderni, mentre una integrale conservazione del paesaggio agrario ereditato obbligherebbe ad ubicare eventuali nuove forme di produzione agricola in un "altrove", di fatto inesistente: non esistono infatti, almeno in Italia, "terre vergini" da colonizzare, se non in ambiti (per lo più montani) di scarsa suscettività agronomica e, comunque, anch'essi da tutelare in quanto paesisticamente e/o idrogeologicamente rilevanti. Le scomode conseguenze di quei riconoscimenti sono evitabili solo introducendo ulteriori criteri di individuazione degli ambiti di tutela, abbastanza selettivi da escluderne la gran parte delle aree agricole tuttora economicamente interessanti, anche se gli spazi recuperabili con questa selezione, potrebbero finire per essere ugualmente sottratti all'agricoltura moderna, ed occupati da urbanizzazioni a varia finalità.

In una politica complessiva del territorio agrario, peraltro, all'obiettivo di conservare le forme organizzative dello spazio, che racchiudano messaggi di documentazione storica, si devono aggiungere almeno altri due obiettivi di tipo non culturale ma materiale: quello di ripristinare forme di governo del manto vegetale e sistemazioni idrauliche superficiali che assicurino la permanenza dell'umo, contrastando dilavamenti altrimenti inevitabili (e pericolosi anche per gli equilibri degli ambienti a valle); e quello di rendere non necessario il ricorso ad ingredienti chimici (almeno non nella misura in cui è giunto ad essere praticato negli anni più recenti) che è incompatibile, alla lunga, con la destinazione alimentare dei prodotti e con l'ecosistema dei territori coltivati (risorse idriche sotterranee, diversità biologica, ecc.). Questi due obiettivi, indipendentemente da ogni altra finalità estetico-culturale, postulano la conservazione, o meglio il ripristino o l'introduzione ex novo, di molti elementi del paesaggio agrario storico che meccanizzazioni, specializzazioni, intensivazioni hanno soppresso: dai reticoli degli scoli agli andamenti delle arature, dalle presenze di allineamenti vegetali, arbustivi o arborei non direttamente produttivi, ad una dimensione più ridotta degli appezzamenti ad uniforme destinazione colturale.


Dettaglio scheda
  • Data di redazione: 01.01.1998
    Ultima modifica: 25.11.2012

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